Al termine di un processo di gestazione durato piu’ di un lustro, a partire dal Luglio prossimo, la cosittanto discussa macchina dell’AIFMD sara’ pienamente in moto.  A pochi mesi dall’entrata in vigore della direttiva, le perplessita’ da essa derivanti, tanto a livello nazionale, e ancor piu’ su quello europeo, affrontano periodicamente lo scrutinio della narrativa giuridica europea giungendo raramente a conclusioni univoche e concilianti. E se si tiene conto degli avvenimenti accaduti, o meglio abbatutosi, sulle economie del nostro Continente nel periodo in questione, non risultera’ complesso comprendere l’impostazione ampiamente protezionistica e, forse, impercettibilmente antiliberale della norma stessa.

Il 2008 ed il crollo della Lehman Brothers, epicentro della nuova fase di incertezza con cui siamo costretti a convivere, da molti, i pessimisti soprattutto, viene visto come l’inizio della fine, per i realisti la fine dell’inizio. Ma l’inizio di cosa? Indubbiamente di un periodo di (quasi) totale deregolamentazione, se non anarchia, in cui l’ingegneria finanziaria, in un clima di indubbio laissez-faire, ha dato prova di come l’Etica, ossia quel quadro valoriale da cui trarre guida e, in alcuni casi sostegno, non ha mai trovato alcuna applicazione pragmatica.

Poco prima si e’fatto riferimento alla categoria dei pessimisti e dei realisti, omettendo quella di cui qui a Malta siamo orgogliosi di fare parte. Gli Europei, ovvero gli Ottimisti. Ossia coloro che, hanno voluto guardare e guardano tuttora al Post 2008 come l’occasione per erigere un nuovo modello di finanza, senza alcun dubbio piu’ alta e limpida, perche’ incentrata sulla figura dell’Investitore.

Ricollegandoci all’oggetto della nostra analisi, la AIFMD, non possiamo mai e poi mai astrarci dal concetto di tutela dell’Investitore. Questa volta, pero’, visto come soggetto debole. Non piu’ quindi il temeriario agente, sprezzante delle conseguenze delle proprie scelte, ma come un soggetto indifeso bisognoso di protezione e tutela. E’ bene sempre tenere in mente come la direttiva in questione sia indirizzata ai fondi collettivi di investimento in maniera onnicomprensiva, escludendo solo i Fondi UCITS, cercando cosi’, in un solo testo, di soddisfare le esigenze di soggesti caratteristicamente diversi.

Il problema consiste anche nel far metabolizzare una simil impostazione a chi con tale norma avra’ a che farci quotidianamente, ossia i Fund Manager anche di origine non necessariamente europea. Bene se si guarda alla matrice europea della norma in questione, giustificare l’impronta garantista non risulta essere una sfida impossibile. Basti guardare alla disciplina europea a tutela del Consumatore oppure quella a tutela della Concorrenza e del Libero Mercato per comprendere la ratio della AIFMD. Ed ecco che la centralita’ dell’Investitore, che da mera astrazione discende su un piano piu’ tangibile. Ovviamente la figura dell’Investitore e’ solo la punta dell’Iceberg di un sistema che mira a creare un mercato finanziaro europeo solido, trasparente, rispettabile e soprattutto affidabile, al fine di evitare i cataclismi dell’ultimo decennio.

La legislazione maltese fin dal 2007, anche attraverso un’interpretazione estensiva della MIFID, si e’ autodotata di regole atte a disciplinare l’esternalizzazione di servizi finanziari a soggetti terzi. Certo la disciplina in questione, spesso tramite regolamenti attuativi, rispetto a quella Europea che entrera’ in vigore il prossimo luglio e’ caratterizzata da un’impostazione piu’ generale ed astratta ma non per questo piu’ blanda. Il richiamo ai meccanismi di autocertificazione e autocontrollo del soggetto delegato sono molto frequenti. I rapporti tra le parti, pur essendo dominati dalla forma scritta, sono vitalizzati da una forma mite di arbitrio delle parti; pur sempre sotto l’egida dell’autorita’ garante dei Mercati Finanziari, dai regolamenti da esso coattivamente imposti e dagli obblighi di carattere internazionale cui Malta ha deciso di sottoscrivere e ratificare.

Dalla Lettera della norma europea, in particular modo dal regolamento attuativo della AIFMD del 19 Dicembre 2012, la cosidetta LEVEL 2, si nota come il tenore del linguaggio assume tonalita’ piu’ severe facendo una netta ripartizione tra mera delega di funzioni a soggetti terzi e delega di portfolio e risk management functions, il vero cuore dell’attivita di investimento finanziario.  Altresi’, cio’ che colpisce e’ l’importanza data all’elemento della responsabilita’ del soggetto delegante. Responsabilita’ che permane durante tutto lo svolgimento della delega. Il soggetto delegato diventa una vera e propria longa manus del delegante. Il primo diventa titolare di poteri ispettivi simile a quelli di un rapporto di lavoro subordinato. Il delegato, da soggetto terzo ed indipendente rischia di diventare cosi’ una sorta di alter ego del Fund Manager stesso. Le regole che mirano ad impedire il conflitto di interessi diventano cosi capillari da condizionare il rapporto di delega stesso.

Cio’ che in molti si domandano e’ se una tale regulation rischi di rendere eccessivamente asfittico il settore dei fondi di investimento e causare cosi’ una consequenziale fuga dall’Europa a causa dell’incremento dei costi operative da esso derivanti.

Malta, nell’ambito di un disegno che ambisce a trasformare l’Isola in un moderno centro finanziario,  pur mantenendo uno sguardo attento alla tradizione normativa dei Paesi anglosassoni, fin dai primi anni Novanta, anche in vista dell’allora prossimo ingresso nell’Unione Europea, ha assorbito nel proprio quadro normativo le nuove direttrici segnate dall’Unione stessa in ambito finanziaro. Cosi’ facendo, assieme ad una legislazione tributaria piu’ tenue dal punto di vista esattoriale rispetto ai suoi vicini europei e ad un’ampia ratifica di accordi bilaterali di non doppia tassazione, l’arcipelago maltese e’ riuscito a creare un sistema flessibile in grado di coniugare rigore, certezza delle regole e riduzione dei costi operativi.

Il sistema tributario maltese, inoltre, viene in soccorso degli operatori del settore con una chiara politica fiscale che si impegna a ridurre i costi operativi dell’attivita’ stessa del Fund Manager attraverso un contrasto alla politica di delocalizzazione in Paesi terzi delle funzioni di portfolio e risk management. Attraverso una tassazione pari al 15 % sui redditi dei dipendenti di livello manageriale e direzionale del Fund Manager stesso, gli AIF sono incentivati a centralizzare nei confini dell’Isola stessa la gestione diretta del fondo, mantenendo il tutto in-house e riducendo drasticamente i costi operativi che una frammentazione delle funzioni in diversi Paesi comporterebbe.

Senza regole chiare e ferree si rischia di trasformare il percorso intrapreso dal 2008 in un tunnel chiuso dove l’entrata coincide con l’uscita dello stesso. Senza certezza del diritto non c’e’ spazio per la Fiducia. Tale certezza, associata ad un’esperienza consolidata nel settore sono gli elementi in grado di proiettare Malta, e con esso il settore dei servizi finanziari, in quello che per noi non e’ il futuro ma Presente. Il periodo dei voli pindarici e’ terminato. Nasce quello delle solide opportunita’.